Tribunale dell'Uguaglianza in Sudafrica condanna negoziante a 200 mila rand per aver vietato l'ingresso ai clienti LGBT
Martedì 6 ottobre 2026, il Tribunale dell’Uguaglianza della città sudafricana di Gqeberha (in passato Port Elizabeth) ha giudicato il commerciante locale Dawood Lagardien colpevole di incitamento all’odio e discriminazione illecita per aver interdetto l’accesso al proprio esercizio commerciale alle persone della comunità LGBT. La corte ha ordinato al negoziante di porgere scuse pubbliche e di corrispondere 200 mila rand sudafricani (circa 11.500 dollari statunitensi) a titolo di risarcimento a un’organizzazione per i diritti civili, secondo quanto riferito da MambaOnline.
La contesa giudiziaria, durata oltre tre anni, ha preso avvio nel luglio 2023, quando Lagardien ha esposto all’ingresso del suo negozio La Gardi — specializzato in imballaggi, spezie e forniture per pasticceria — un cartello con la dicitura: «Gli LGBTIQ non sono i benvenuti da La Gardi: salvate i nostri bambini». Contestualmente, l’uomo aveva creato un gruppo WhatsApp intitolato «I nostri diritti – contro LGBTQ+», che contava centinaia di aderenti, dichiarando pubblicamente ai media che non avrebbe mai consentito l’ingresso di persone LGBT nel negozio perché riteneva che la loro presenza venisse imposta alla collettività.
A seguito delle denunce presentate dalla società civile, la Commissione sudafricana per i diritti umani (SAHRC) e la Commissione statale per l’uguaglianza di genere (CGE) hanno citato in giudizio Lagardien dinanzi al Tribunale dell’Uguaglianza, contestando la violazione della Legge sulla promozione dell’uguaglianza e la prevenzione della discriminazione ingiusta del 2000 (PEPUDA). In aula il commerciante ha invocato la libertà di culto: in quanto musulmano praticante, ha definito i rapporti tra persone dello stesso sesso «contrari all’Islam e immorali», sostenendo di dover tutelare l’infanzia. Il tribunale ha respinto tali difese, stabilendo che le azioni del proprietario hanno leso i diritti costituzionali delle persone LGBT all’uguaglianza, alla dignità e alla sicurezza, dimostrando un chiaro intento di fomentare l’avversione sociale.
Il provvedimento giudiziario vieta categoricamente a Lagardien di reiterare molestie, espressioni di odio o discriminazioni. L’esercente dovrà versare una prima tranche di 100 mila rand entro quattro mesi a un’associazione indicata dalla SAHRC e farsi carico delle spese legali sostenute dalla Commissione per l’uguaglianza di genere. La magistratura ha inoltre trasmesso gli atti all’Autorità Nazionale dei Procuratori (NPA) per vagliare profili di rilievo penale. Sibonelo Ncanana-Trower, coordinatore per i diritti umani dell’ente OUT LGBT Well-being, ha accolto con favore la sentenza, ricordando che gli attivisti hanno subito pesanti minacce di morte nel corso del dibattimento.
I Tribunali dell’Uguaglianza (Equality Courts) sono stati istituiti in Sudafrica dalla legge PEPUDA del 2000 come istanza giudiziaria specialistica, accessibile e rapida per dirimere denunce su discriminazioni e discorsi d’odio. Benché la Costituzione sudafricana del 1996 sia stata la prima al mondo a vietare espressamente le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, permangono tensioni tra i principi costituzionali laici e il radicato conservatorismo religioso e tradizionale.
In precedenza, Urania aveva riferito dell’apertura a Città del Capo di un centro comunitario per musulmani LGBT in memoria dell’imam assassinato Muhsin Hendricks, documentato la storica marcia del Soweto Pride alle porte di Johannesburg e illustrato indagini sociologiche sulla vita delle persone LGBT in Sudafrica.


