Human Rights Watch esorta il Senegal a fermare le persecuzioni contro le persone LGBT prima dei Giochi Olimpici Giovanili

A metà ottobre 2026, l’organizzazione internazionale Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto in cui denuncia un’allarmante intensificazione delle persecuzioni contro le persone LGBT in Senegal, rivolgendo un appello al presidente Bassirou Diomaye Faye affinché blocchi le violenze prima dell’apertura dei IV Giochi Olimpici Giovanili estivi a Dakar. L’evento sportivo, in calendario dal 31 ottobre al 13 novembre 2026, segnerà la prima manifestazione olimpica nella storia del continente africano.
Secondo quanto riportato dalla testata sudafricana MambaOnline, gli attivisti hanno documentato una netta impennata di arresti arbitrari e abusi a seguito dell’inasprimento del codice penale senegalese varato a marzo. Stando ai dati raccolti, tra febbraio e luglio 2026 le forze di polizia hanno fermato oltre duecento persone con l’accusa di presunti rapporti omosessuali. Gli arrestati sono stati sottoposti a test forzati per l’HIV senza consenso informato; gli esiti positivi sono stati poi sfruttati dalla procura per prorogare la custodia cautelare e contestare l’accusa di messa in pericolo della salute pubblica.
Larissa Kojoué, ricercatrice di Human Rights Watch specializzata nei diritti LGBT, ha evidenziato che la stretta repressiva ha costretto molti cittadini queer alla clandestinità, alla fuga all’estero o all’interruzione delle cure mediche. Per paura di denunce e controlli, i pazienti sieropositivi evitano ora le strutture sanitarie pubbliche per il ritiro della terapia antiretrovirale, compromettendo gli sforzi della sanità nazionale. Inoltre, gli avvocati senegalesi si rifiutano diffusamente di difendere gli indagati per il timore di ritorsioni professionali e procedimenti giudiziari.
I difensori dei diritti umani hanno interpellato le autorità di Dakar e il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), richiamando il sesto principio fondamentale della Carta Olimpica, che vieta ogni forma di discriminazione. L’esecutivo senegalese non ha commentato ufficialmente il rapporto. In precedenza, esponenti governativi, tra cui il primo ministro Ousmane Sonko, avevano difeso la criminalizzazione dell’omosessualità presentandola come tutela delle consuetudini religiose e dell’identità culturale del Paese.
Nel marzo 2026, il presidente Bassirou Diomaye Faye ha promulgato la riforma dell’articolo 319 del Codice penale del Senegal, raddoppiando da cinque a dieci anni di reclusione la pena massima per rapporti omosessuali consensuali e sanzionando il sostegno pubblico alle iniziative LGBT con pene fino a sette anni di carcere.
In precedenza, «Uránia» ha documentato gli effetti della riforma penale nello Stato dell’Africa occidentale, compreso il procedimento giudiziario a carico di 71 imputati dopo i blitz di massa nella periferia di Dakar.


