La deputata turca Sevilay Çelenk visita gli attivisti LGBT detenuti nel carcere di Sincan
.jpeg) (CC BY-SA 3.0)](/news/2026/1020-turkey-sincan-prison-lgbt-operation-celenk/cover.webp)
Il 17 e 18 ottobre 2026, la deputata della Grande Assemblea Nazionale della Turchia per il Partito dell’Uguaglianza e della Democrazia dei Popoli (DEM Parti), Sevilay Çelenk, ha fatto visita a otto persone recluse nel complesso carcerario di Sincan, vicino ad Ankara, a seguito di un’ampia operazione di polizia contro le organizzazioni LGBTI+ turche. Secondo un articolo di Çelenk pubblicato dalla testata indipendente turca Bianet, il 14 ottobre un tribunale di Ankara ha confermato la custodia cautelare in carcere per tutti gli otto attivisti durante la consueta revisione mensile.
Nel corso della visita, Çelenk ha incontrato i membri del direttivo dell’associazione LGBT Kaos GL Janset Kalan e Umut Derin, la giornalista indipendente Tuğba Tekerek, la rappresentante dell’Associazione famiglie arcobaleno (GALADER) Nedime Erdoğan, la ricercatrice e firmataria della petizione «Accademici per la pace» Burçin, nonché gli attivisti Baran, Metin e Selin Berghan. Come riferito da Çelenk, l’attivista Janset Kalan ha denunciato perquisizioni corporali degradanti con denudamento durante gli arresti e ha esortato i parlamentari a manifestare una chiara solidarietà verso la comunità LGBTI+, senza cedere al timore degli attacchi sui social network. L’attivista transgender Umut Derin è stato trattenuto in isolamento per un lungo periodo con il pretesto dell’attesa di esami del sangue, venendo trasferito in una sezione comune solo poco prima della visita.
La giornalista Tuğba Tekerek, accusata dagli inquirenti di gestire il profilo Instagram di Kaos GL — addebito che respinge categoricamente evidenziando il proprio lavoro giornalistico e la totale assenza di prove —, ha segnalato la grave situazione di sovraffollamento nel braccio femminile. Stando alla sua testimonianza, celle dimensionate per 24 persone ospitano fino a 40 detenute, costringendo alcune a dormire sul pavimento davanti ai servizi igienici, mentre la direzione applica sanzioni disciplinari collettive. La ricercatrice Burçin ha posto l’accento sulla «povertà carceraria»: le detenute prive di risorse non riescono a pagare l’acqua potabile acquistata allo spaccio, i consumi elettrici o i beni igienici primari, finendo in una spirale di dipendenza materiale.
Le autorità turche motivano le indagini con ragioni di ordine pubblico e tutela della morale. Il ministro della Giustizia Akın Gürlek ha affermato che l’operazione avviata il 12 settembre con il nome in codice «La mia famiglia è al sicuro» (Ailem Güvende) ha riguardato 15 province con lo scopo di proteggere i minori, i valori familiari tradizionali e la sicurezza pubblica, oltre a verificare presunte irregolarità nei finanziamenti esteri alle organizzazioni non governative. Al contrario, difensori dei diritti umani internazionali e locali interpretano gli arresti come un’offensiva politica contro la società civile indipendente. Fondata nel 1994, Kaos GL è una delle più longeve organizzazioni per i diritti LGBTI+ della Turchia, attiva nel supporto legale, psicologico e informativo alle categorie discriminate.
In precedenza, Uránia ha documentato il lancio della campagna «Vogliamo la libertà» da parte degli attivisti turchi, il blocco dei siti web e degli account delle organizzazioni LGBT in Turchia e la condanna degli arresti di massa da parte di esponenti civili e religiosi europei.


